Coda- I segni del cuore: L’inclusione che vince

Titolo: Coda : I segni del cuore

Regia: Sian Heder

Genere: Drammatico

Anno : 2022

Trama: Massachusetts: La giovane Ruby Rossi vive nella cittadina di Gloucester nel Massachusetts aiutando i genitori con l’attività di pesca che gestiscono da molti anni. Ma quello che rende il tutto molto particolare è il fatto che Ruby sia l’unica udente in famiglia ed è proprio lei ad occuparsi non solo della gestione dell’attività, ma anche degli altri aspetti quotidiani ai quali i genitori ed il fratello minore devono far fronte, come visite dal medico, o tradurre ciò che i genitori dicono alle persone a loro vicine. Sentendo il peso di tutto sulle spalle, la ragazza si rifugia nella passione per la musica, e questo la porta ad iscriversi al coro della scuola. Il suo insegnante di canto, colpito dalla sua voce, si offre per aiutarla a superare l’audizione per l’ammissione ad una prestigiosa scuola di canto. Per la ragazza è quindi tempo di scegliere tra un brillante futuro e il dover lasciare la sua famiglia

Tutto parte dall’originale francese

Vincitore di tre premi Oscar come Miglior Film, Miglior Attore non Protagonista ( Troy Kotsur) e Miglior Sceneggiatura non originale, il film è il remake di La famiglia Belier diretto da Eric Lartigau, che ebbe grande successo in Francia. Tra le due versioni vi sono però molte differenze sia a livello narrativo che di approccio al tema della disabilità uditiva. Nell’originale infatti i protagonisti erano allevatori di un piccolo paese delle campagne francesi e non pescatori, il padre della protagonista si candida addirittura a sindaco ed il personaggio del fratello minore non ha un’importanza rilevante come nel remake. Importante è il modo diverso con il quale I protagonisti si relazionano al mondo circostante, non avendo paura di manifestare i propri sentimenti e avendo voglia di spazzare via l’ipocrisia che domina nel paese. Nel remake invece vi è la tendenza da parte dei protagonisti ad essere diffidenti verso il mondo udente ( cosa che non risparmia neppure la loro figlia Ruby). Manca cioè di quell’ironia che pervade l’originale , forse anche qui vi è lo zampino del politically correct.

L’esperienza del lasciare il nido

Nella versione vincitrice dell’Oscar diventa inoltre centrale il percorso di crescita di Ruby ( Emilia Jones) che scopre dentro di sé il bisogno di realizzare i propri sogni avendo successo nel mondo della musica, che le permette di lasciarsi alle spalle la sua famiglia speciale verso la quale sente un forte dovere di protezione. Come in ogni storia con protagonisti i teenagers, non può mancare l’amore fatto di piccoli contrasti ed un vero e proprio mentore che esorta a credere in sé stessi

L’ inclusione fattore vincente ma non troppo

La carta vincente del film però ( che lo distingue dal precedente) è l’aver scelto di far interpretare ad attori realmente sordi i ruoli di genitori e fratello di Ruby. Oltre a Troy Kotsur infatti, ritroviamo anche Marlee Matlin, vincitrice del Premio Oscar come Miglior Attrice non Protagonista per Figli di un Dio minore. Questo ha permesso di esplorare al meglio il punto di vista un non udente sulla quotidianità. Una bellissima storia di inclusione che parla al cuore di tutti ma che ha al suo interno pochi momenti memorabili per poterlo definire un film che lascia il segno nella storia del cinema come dovrebbe accadere per ogni vincitore dell’Oscar

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