Con “E’ stata la mano di Dio” Sorrentino tenta il bis!

Tra circa un mese e mezzo, per la precisione la notte tra il 27 e il 28 marzo, tutti i cinefili saranno incollati allo schermo per seguire la cerimonia di consegna dei premi Oscar, i più ambiti in assoluto a livello cinematografico.

Quest’anno però, avremo un motivo in più per vedere questo show, lungo ed emozionante, fatto di proclamazioni, discorsi commoventi, abiti sgargianti e perché no, anche condito da qualche polemica: nella categoria che premia il miglior film straniero gareggia anche il “nostro” Paolo Sorrentino, che con “E’ stata la mano di Dio” tenta di bissare il trionfo del 2014 con “La grande bellezza”.

Nel suo film più intimo, Sorrentino ripercorre la sua stessa adolescenza: la storia infatti è quella di Fabietto (Filippo Scotti), ragazzo solitario e appassionato di calcio e di musica, e della sua variegata famiglia, rumorosa e molto affettuosa con lui. Attorno a loro si muovono alcuni personaggi che avranno molta influenza sul piccolo di casa, e che gli lasceranno insegnamenti preziosi.

Poi, però, una terribile tragedia sconvolge la vita tranquilla di Fabietto e dei suoi fratelli, segnando chiaramente un punto di svolta a metà del film, e costringendolo a crescere molto in fretta, a fare i conti con la sua vita, con i suoi desideri, e con le sue emozioni.

Non saprei dire quale aspetto di “E’ stata la mano di Dio” mi abbia colpita di più: forse le strepitose interpretazioni di TUTTI gli attori, sia principali che secondari, forse i dialoghi colmi di lezioni e di spunti di riflessione (tutti noi nella vita, almeno credo, abbiamo vissuto momenti difficili che ci hanno costretti a crescere e a raggiungere nuove consapevolezze), forse il sapere che si tratta di una storia vera, toccante, che mi ha commossa, o forse le splendide vedute di Napoli e del suo mare, o ancora i richiami al mondo onirico e a quello spirituale…

Insomma, un film che mi è piaciuto molto, e che trovo adatto anche ad un pubblico non cinefilo (al contrario forse di altri film di Sorrentino); il finale poi, nella sua semplicità, racchiude tutta l’essenza di ciò che Fabietto/Paolo sta diventando: un uomo sicuro, deciso ad intraprendere una strada impervia come quella del cinema, senza mai scordare le sue radici.

Caro Paolo, facciamo tutti il tifo per te!

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