Zerocalcare sbarca (e sbanca) su Netflix

Lo confesso subito, prima di iniziare l’articolo: io non ho mai letto un fumetto di Zerocalcare. Ecco, l’ho detto: faccio parte della schiera di persone che lo hanno spesso sentito nominare, ma che si sono avvicinate a lui da poco, grazie alla miniserie in sei puntate realizzata da Netflix, “Strappare lungo i bordi”.

In casa con me, però, vive un suo sfegatato lettore, che nel tempo mi ha raccontato per sommi capi la storia di questo fumettista, al secolo Michele Rech, e del suo alter ego: ogni racconto, scritto e illustrato da Zerocalcare, si ispira alla sua vita, alle sue avventure, alle sue disgrazie e alle lezioni che inevitabilmente ogni esperienza gli ha insegnato. Anche il suo gruppo di amici è spesso fonte di ispirazione, e la sua coscienza è impersonata niente meno che da un armadillo, consigliere sì, ma a volte anche vera e propria voce interiore, che dice quello che Zero, per gli amici, non riesce a confessare nemmeno a sé stesso.

E da qui, da questi personaggi, prende il via le serie animata: Zero, Sara e Secco stanno partendo per un viaggio, e poco a poco scopriremo dove stanno andando, e soprattutto perché. Ogni istante di questo tragitto è una scusa buona per raccontarci il passato di Zero: dal primo incontro a scuola con gli amichetti, alle prime esperienze sentimentali, fino alla ricerca di un lavoro stabile, sempre con l’amico armadillo a fargli da spalla.

Eppure, anche se il racconto sembra così banale, non lo è affatto: dietro ogni episodio si cela una morale profonda, un messaggio importante da fare proprio. Tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo sentiti come lui: sopraffatti dagli eventi, responsabili per la sorte di qualcun altro, inadeguati, in ritardo sulla tabella di marcia, confusi, soli.

Tutti noi insomma, ci siamo sentiti Zero, in tutti i sensi.

La morale di “Strappare lungo i bordi” è tutta qui, nel titolo stesso: crediamo che la nostra vita debba seguire un certo percorso, dei passaggi prestabiliti in momenti prestabiliti, ma non è così: la vita riserva sorprese, scoperte, alti e bassi imprevedibili, e possiamo solo cercare di accettarlo, di stare a galla e di prendere quanto c’è di buono, senza accollarci sulle spalle tutto il peso del mondo (“Sei solo un filo d’erba in un prato” dirà Sara all’amico Zero…e non c’è nulla di più vero).

Voglio inoltre complimentarmi con Michele/Zero, che doppia egregiamente TUTTI i personaggi della serie (ad eccezione del magnifico armadillo/Valerio Mastrandrea) dando una connotazione ancora più intima e personale, e ringraziarlo per averci fatto immergere nella sua vita, strappandomi qualche lacrima sul finale, e lasciandomi con una serie infinita di riflessioni sulla vita e sul futuro.

Infine un plauso alle musiche (in modo particolare alla sigla di apertura realizzata da Giancane), che ti entrano in testa e non se ne escono più.

Grazie Zero: questa era la serie di cui, in questo momento, avevo davvero bisogno.

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