La forma della voce: quando l’anime diventa poesia

Ho deciso di vedere questo anime, realizzato nel 2016 e diretto da Naoko Yamada, dopo averne sentito a lungo parlare (molto bene) sui social.

Disponibile su Prime Video, racconta l’infanzia e l’adolescenza di due ragazzi.

Ishida è il classico bulletto prepotente: nella sua scuola elementare è conosciuto e temuto, riverito dai suoi amici e in perenne contrasto con gli insegnanti; Nishimiya è la sua nuova compagna di classe, dolcissima e completamente non udente. Ma questo a Ishida non importa, anzi: la ragazzina è facile preda dei suoi scherni, delle sue battute, delle sue persecuzioni attuate al solo scopo di bullizzarla, col silenzioso benestare di quasi tutta la classe. Lei però non protesta, non si ribella, troppo buona e isolata nel suo mondo per riuscire a reagire, almeno per i primi mesi. Ad un certo punto i genitori di Nishimiya decidono di farle cambiare scuola, e i due non si vedranno più per cinque anni.

Al liceo molte cose sono cambiate: Ishida è rimasto solo, isolato da quegli stessi amici che un tempo lo adoravano e che adesso sono cresciuti, e non sopportano più il suo carattere strafottente e sbruffone, mentre Nishimiya è una brava studentessa con molti amici.

L’incontro tra i due porterà a galla vecchi ricordi: Ishida ora è cresciuto, vuole fare ammenda e riparare ai torti commessi. Inizia così un lento, e non semplice, tentativo di riavvicinamento alla sua ex compagna di classe: lei è come sempre dolce e gentile, e spiazza il ragazzo facendogli vivere esperienze inedite ed emozioni che non credeva di poter provare, come l’affetto, la fiducia nel prossimo (ritrovata anche grazie al nuovo amico Nagatzuka), il non sentirsi più solo.

Sì, perché anche se Ishida non è affatto sordo, con il tempo si è chiuso in se stesso, ha chiuso il suo cuore, e ora non riesce più a sentire nulla, né a guardare le persone negli occhi.

“La forma della voce” è un film complesso, toccante e commovente: i vari piani di lettura si intrecciano a creare una storia in cui tutti noi ci possiamo rivedere, in uno dei personaggi buoni o in uno di quelli “cattivi”.

Nessuna inquadratura, nessuna nota musicale, nessuna parola pronunciata dai protagonisti è lasciata al caso: ogni frammento contribuisce a creare un’opera magnifica, emozionante e toccante.

“Da domani, ascolterò tutte le voci” è la promessa che fa a se stesso il giovane Ishida: una promessa che, soprattutto di questi tempi, dovremmo farci più spesso tutti noi.

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