RECENSIONE The Guilty

THE GUILTY è il remake statunitense di un film danese del 2018 (Il colpevole – The Guilty), pellicola che racconta il dramma interno di un poliziotto relegato al call center delle chiamate d’emergenza, che prende sul personale la richiesta di aiuto di una misteriosa donna.

La mania delle produzioni di Hollywood di comprare i diritti di opere straniere o cult del passato e girarne una versione moderna è ormai un evento che si ripete in maniera frequente; sarà che la voglia di investire, di creare business da qualsiasi cosa abbia un potenziale economico è il credo principale del “paese delle opportunità”, o il fatto che nell’industria cinematografica odierna si vive ormai da anni una vera e propria crisi di idee. Le sceneggiature che girano per gli Studios sono sempre le stesse, risulta quasi impossibile inserire gente nuova, giovani con idee o artisti semplicemente talentuosi; si preferisce quindi appoggiarsi alla comodità di portare avanti saghe storiche, girare film tratti da romanzi, fare i reboot delle “vecchie glorie” o come detto inizialmente rigirare completamente lungometraggi partoriti in altri paesi o semplicemente da altri registi in diversi periodi.

Come dice Barney Ross (Sylvester Stallone) ne I Mercenari: “Il classico non si batte!” e questo in parte è vero; la sicurezza economica nel riutilizzare all’infinito interi franchise fa sicuramente più gola che l’esplorare nuove frontiere e progetti originali mai adoperati; un salto nel buio che sicuramente gioverebbe dal punto di vista della fantasia e dell’innovazione, ma si sa, il Cinema è un’industria e come tale deve pensare soprattutto a sopravvivere, all’interno di un mondo circondato da squali.

Tornando a noi, riguardo ai remake, proprio per questa visione prettamente economica dello sfruttamento del mezzo, spesso queste riedizione made in U.S.A., perdono la potenza della matrice originale, mantenendo il guscio esterno del soggetto, alcune sequenze riprese shot-for-shot e modificando l’impianto scenografico e della fotografia; per il resto l’anima dell’opera originaria viene completamente svilita, lasciando spazio alla pura estetica.

Per quanto riguarda THE GUILTY, il regista Antoine Fuqua, di solito molto più barocco e spumeggiante dal punto di vista stilistico, anche grazie al film al quale si è dovuto rifare, ha mantenuto un’impostazione più asciutta e lineare, spogliandosi di tutti gli orpelli e virtuosismi inutili e concentrandosi molto di più sui personaggi.

Un grande Jake Gyllenhaal, attore incredibilmente talentuoso, riesce da solo, con le sue espressioni facciali e il suo sguardo inconfondibile, a portarsi sulle spalle tutto il peso della storia; unico attore presente per tutta la durata del film, in ogni inquadratura, spesso ripreso in primi piani pieni di adrenalina e tensione, che da soli riescono a raccontare il dramma che sta vivendo il protagonista Joe e l’intensità della vicenda che lo spettatore ascolta attraverso il telefono.

Un uomo, un corridoio , un bagno e gli ultimi residui di un caffè annacquato, questo è tutto quello che viene mostrato in THE GUILTY per raccontare un episodio molto più grande e drammatico, nel quale un uomo afflitto da problemi di carattere familiare e legale dovrà cercare di salvare la vita di una persona che non conosce, che non ha mai visto e che soprattutto sembra circondata da un alone di mistero più fitto del fumo degli incendi che devastano la città.

“Chi soffre, aiuta chi soffre”.

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