RECENSIONE Escape Room 2 – Gioco mortale

Il grande successo di Saw e di tutti i suoi sequel, ha portato sfortunatamente per gli amanti dell’horror, alla realizzazione di centinaia di derivati, troppo spesso dimenticabili.

La nuova ondata di questa tipologia di “torture porn” è da qualche anno capitanata dal recente titolo Escape Room, film ispirato al noto gioco in “real life experience”, in cui un gruppo di persone viene rinchiusa all’interno di stanze e scenari e deve cercare di fuggire entro un tempo limite, andando alla caccia di indizi e risolvendo rebus.

I simpatici produttori Ori Marmur e Neal H. Moritz hanno pensato bene di prendere l’idea del gioco e trasformarla nella trama di uno slasher, in cui una cerchia di maniaci ricconi, mette su un “torneo”, nel quale gente a caso viene sequestrata e lasciata in balia di vere trappole e strumenti di tortura.

Nel sequel ESCAPE ROOM 2 – GIOCO MORTALE, i sopravvissuti alle precedenti “gare”, si mettono in testa di smascherare l’intera organizzazione criminale che ha cercato di ucciderli (Minos Corporation), e già questo dovrebbe essere un pretesto abbastanza idiota; se sono riuscito a sopravvivere a dei giochi sadici che mi lasceranno drammaticamente segnato per tutta la vita, l’ultima cosa che mi verrebbe in mente sarebbe quella di fare la guerra a quegli stessi aguzzini: gente ricca, potente, nascosta nell’ombra e protetta dai poteri forti. Cercando di credere a questo incipit, difficile viene poi mandar giù le scelte idiote che i protagonisti attuano, e ancor peggio è pensare che tutto il grande piano dei cattivi possa filare liscio in ogni minino particolare, per quanto esso è complesso e si regge su delle eventualità che risultano impossibili da far conciliare tutte insieme.

Questo genere di pellicole, ormai, per cercare di stupire sempre di più gli spettatori, e intrattenerli con strumenti sempre più esagerati e sanguinolenti, iniziano a varcare la soglia della fantascienza: più trappole, più difficoltà, tecnologia spaziale e indizi che viene difficile solo pensarli, figuriamoci trovarli e metterli insieme.

Nel momento in cui l’universo presentato diventa così complesso e machiavellico, lo spettatore non cerca più di rendere credibile nel suo cervello quello che sta guardando. Il film, della durata di ottantotto minuti, è così pieno di scene di tortura esagerate e al limite del ridicolo, che la tensione, raggiunta la soglia massima, si spezza, e subito dopo entra in gioco la noia totale e il completo disinteresse per i protagonisti. La scrittura della sceneggiatura è un elemento fondamentale in lavori di questo tipo, ma in tutti i film in generale, ancora prima della scelta del cast o del modo in cui mettere in scena la vicenda narrata. Quando si crea un Mondo, e si scrivono le leggi in cui quel Mondo gravita, poi bisogna anche avere una certa coerenza nel far rispettare quelle regole lungo tutta la durata del racconto, che si parli di fantascienza, neorealismo, avventura, commedia, horror ecc.

Nel caso di ESCAPE ROOM 2, ogni sequenza è completamente slegata da quella prima, le forze messe in campo mutano per necessità, i personaggi caratterizzati in una certa maniera, un secondo dopo agiscono in modo completamente diverso, ed è per questo motivo che alla fine si capisce di essere davanti ad una totale baracconata.

Gli stessi individui imprigionati e torturati, presentati come comunissimi cittadini, in realtà si rivelano degli incredibili geni: ingegneri nucleari, storici, detective e scienziati. Solo loro, riescono a scovare indizi e ricollegare i tasselli di indovinelli ai limiti delle capacità umane. Si voltano sempre al momento giusto, cadono quando serve per trovare la chiave sotto la mattonella, hanno una memoria da elefanti e capacità atletiche pari solo a quelle dei campioni olimpici.

Tornando alle strategie perfettamente maniacali e totalmente irreali, tutto è così studiato nei minimi dettagli che sono i dettagli stessi a far saltare l’intero sistema. Come è possibile che certi individui, tutti ex vincitori dei giochi precedenti, si ritrovino precisamente allo stesso orario, sullo stesso vagone modificato dello stesso treno? Se qualcuno si fosse svegliato un minuto dopo, o avesse fatto colazione al bar, prima di scendere in stazione, tutto il piano sarebbe andato a farsi benedire e probabilmente non sarebbe morto nessuno, oppure, ne avrebbe fatto le spese chi con quel casino non c’entrava nulla. Come mai nessuno si è accorto che all’interno di quel vagone non c’è nessun macchinista? Quando sono stati fatti i lavori per collegare quel vagone a tutto il resto del treno senza che nessuno se ne accorgesse? A chi è venuto in mente di creare un intero set cinematografico sotto un stazione della metro (unicamente per quel tipo di torneo)? Quando sono stati fatti gli scavi sotterranei per predisporre quelle trappole, nessuno nei dintorni si è mai chiesto niente?

Per non parlare poi del colpo di scena finale, ripetuto allo sfinimento all’interno delle dinamiche di tutti questi “horror estivi”, attuo solo a gettare le basi per eventuali sequel.

Se dovessi andare avanti con tutte queste domande, non riuscirei a finire il pezzo in giornata, e questo articolo, risulterebbe di un paio di righe più lungo del Signore degli Anelli di Tolkien; l’unica risposta plausibile è che i protagonisti del film, si trovano dentro un mondo fittizio creato da un’intelligenza artificiale comandata dalle Macchine e che tutto quello che pensano sia vero, in realtà è solo un proiezione della loro mente…ah no scusate, questa è un’altra storia e tra qualche mese ne riparleremo.

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