L’altra Grace, innocente o colpevole?

Conoscete la storia di Grace Marks? Grace Marks era una domestica che nel 1843 fu accusata di un doppio omicidio, quello del suo datore di lavoro, Thomas Kinnear, e quello della sua governante, Nancy Montgomery. Grace lavorava  a Richmond Hill (Ontario) insieme a James McDermott, ed entrambi si macchiarono di tale delitto. Non si capì, all’epoca, in che misura Grace Marks fosse implicata in quegli omicidi, ma James non rimase impunito e fu condannato all’impiccagione. Per quanto riguarda Grace, lei passò trent’anni in carcere per poi essere rilasciata e sparire in una nuvola di fumo. Questa storia ha stuzzicato la fantasia di una grande autrice canadese, Margaret Atwood, e così nel 1996 uscì il libro Alias Grace, in cui le vicende della giovane Marks sono riportate in un dialogo con il suo dottore. E alla fine anche il mondo della serialità ha adocchiato la storia uscita dalla penna della Atwood e, ovviamente, non è stata persa l’occasione di creare un prodotto di qualità.

La miniserie L’altra Grace (Alias Grace) è stata trasmessa nel 2017 dalla CBS e poi è approdata nello stesso anno su Netflix. Sono sei puntate di un’ora circa e alla regia troviamo Mary Harron. Può essere considerato un period drama biografico con una buona dose di finzione. Infatti, tra finzione e realtà, Grace Marks ci catapulta nella sua mente e nei suoi ricordi. Grace, dopo essere stata incarcerata per l’omicidio di Thomas Kinnear (Paul Gross) e della governante Nancy (Anna Paquin), non ricordando nulla degli eventi e non essendoci prove a sufficienza per darle la sentenza di morte, viene condannata al carcere a vita.

Però, diversamente dalla realtà, le verrà data la possibilità di scagionarsi grazie all’aiuto del dottor Jordan (Edward Holcroft), il quale cercherà di riportare a galla i suoi più oscuri ricordi con la terapia. Proprio tramite queste sedute, noi ci ritroviamo nel flusso di coscienza di Grace che ci darà la sua visione dei fatti. La voce narrante esterna è quella di Grace, interpretata dalla brillante Sarah Gadon, e ci racconta tutta la sua storia dagli inizi, dal viaggio fatto dall’Irlanda per arrivare in Canada passando per le due case a cui ha prestato servizio e per l’amicizia, fondamentale per la sua crescita, di Mary Whitney (Rebecca Lilliard) fino ad arrivare alla dimore di Thomas Kinnear e alla clinica psichiatrica in cui ha subito torture e violenze.

Ma Grace non ricorda assolutamente nulla degli omicidi, sebbene la sua narrazione sia piena di dettagli anche superflui. Come si può scagionare qualcuno che non ricorda nulla di quanto è avvenuto ma è incastrato a causa di alcune prove circostanziali? La psichiatria dell’epoca non era capace di fare diagnosi approfondite, i disturbi dissociativi non erano ancora contemplati nell’immaginario medico. Ed ecco che subentrano le nuove tecniche della psicanalisi, come l’ipnosi. Davanti alla sconcertante scoperta e alle rivelazioni della stessa vittima/carnefice, il dottor Jordan resta sconvolto e abbandonerà il caso. Intanto, Grace risulta sia colpevole sia innocente, chi può davvero giudicare?

Dal ritmo lento, dalle sequenze modulate tra flashback e presente, la miniserie ti incolla allo schermo e porta anche alla riflessione. Grace Marks è innocente o colpevole? Come la giudicate? Questo potrete farlo solo dopo aver visto la serie e, forse, nemmeno. Il caso di Grace Marks resta tuttora un mistero, ma la miniserie e la penna della Atwood non hanno fatto altro che aumentare questo alone oscuro intorno alla vicenda. Nessun vero e proprio moralismo ci viene imposto dall’alto, anche perché, come dice Grace Marks, se fossimo processati per i pensieri verremo tutti impiccati. E quindi chi dobbiamo davvero biasimare? Ecco perché consiglio questa miniserie, non solo per la sua bellezza, ma anche per le numerose riflessioni che può suscitare. Voto 9.

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