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Halloween (1978)- recensione del film di John Carpenter

“L’ho incontrato quindici anni fa, era come svuotato; non capiva, non aveva coscienza, non sentiva, anche nel senso più rudimentale, né gioia, né dolore, né male, né bene, né caldo, né freddo. Spaventoso. Un ragazzo di sei anni con una faccia atona, bianca, completamente spenta; e gli occhi neri… gli occhi del Diavolo.”
Un criminale già condannato per l’omicidio della sorella scappa di prigione e torna nella città natale in cerca della prossima vittima durante la notte di Halloween.
Oggi parlo di un capolavoro che getta le basi per il genere slasher e per l’horror urbano, sanguinario, intimista che dagli anni ’80 verrà imitato fino ai giorni nostri da pellicole superficiali e scontate che non riusciranno a far rivivere quella costante angoscia che ci rapisce in ‘Halloween’.
L’iconicità del film la percepiamo sin dai primi minuti, perché rimane indimenticabile la scena girata con la steadycam del piccolo Michael che uccide la sorella, facendoci diventare spettatori di un delitto che purtroppo non possiamo impedire, o ancora abbiamo la spaventosa maschera del nostro killer che andrà a far parte della cultura pop e apre il filone dei mostri “umani” dell’horror come il celeberrimo Freddy Krueger.
La vera trovata geniale che ebbe Carpenter fu proprio quella di ambientare una storia del genere la notte di Halloween, festa perfetta per alimentare il terrore dove, tra zucche, dolcetto o scherzetto, strane cantilene e orribili costumi, le prime urla appaiono come uno scherzo, e vediamo frantumarsi l’apparente sicurezza della comunità. E sempre in questo cult assistiamo a ciò che ormai è diventato una mossa programmata in molti horror: il cattivo elimina gli spavaldi, i sicuri di sé, quelli che apparentemente sembrano i ‘forti’, ma viene vinto da protagonisti timidi e introversi, come la nostra Laurie (debutto per Jamie Lee Curtis) che sembra avere una rivalsa personale per tutte le volte che è stata sottovalutata dagli altri.
Insomma, proprio con Halloween assistiamo all’innovazione dell’horror perché il film, tra effetti amplificati, l’incalzante e meravigliosa colonna sonora e l’ormai stereotipato coltello da macellaio, crea un ambiente colmo di tensione che intrattiene e spaventa, apprestandosi a diventare musa per osceni remake e seguiti che, da questa pellicola, possono solo imparare.

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