Blindspot, la serie dei palindromi

Blindspot è una serie thriller-poliziesca che ha accompagnato i telespettatori per cinque stagioni con un totale di cento episodi. Ideata da Martin Gero, la serie si è conclusa il 23 luglio 2020 con l’episodio intitolato Iunne Ennui, un palindromo che anticipa l’essenza non solo della serie, ma anche del finale. I titoli degli episodi, infatti, sono molto importanti, soprattutto nella prima e nella seconda stagione, dove in realtà formano un vero e proprio enigma da risolvere; ad esempio, i titoli dei primi dodici episodi della prima stagione formano questo indovinello: «Chi è Jane Doe? Taylor Shaw, la ragazza scomparsa. O forse no. Il passato ci annebbia la vista. Non fidarti di nessuno, sospetta di tutti, solleva il sipario e rivela il burattinaio. In caso di emergenza, segui queste istruzioni […]». Chi si approccia a questa serie deve quindi notare i piccoli dettagli, anche quelli nascosti nei titoli. L’episodio pilota inizia con l’iconica scena di un borsone nero posizionato a Times Square (che ha fatto scatenare l’allarme anti-bomba), da cui fuoriesce una donna nuda tatuata su tutto il corpo. Chi è questa donna? Nessuno lo sa, compresa lei stessa che ha perso la memoria, da qui il nome fittizio di Jane Doe, usato negli Stati Uniti nel gergo giuridico per indicare una donna dall’identità sconosciuta (da John Doe, il corrispettivo maschile).

Jane (Jaimie Alexander) viene portata all’FBI perché uno dei suoi tatuaggi la collega a Kurt Weller (Sullivan Stapleton). Kurt non la conosce, né si riesce a spiegare come mai questa donna, senza ricordi del suo passato, abbia il proprio nome tatuato sulla schiena; così Jane viene affidata alla squadra speciale dell’FBI composta dall’informatica della squadra Patterson (Ashley Johnson) di cui non è mai stato rivelato il nome per volere dell’ideatore, dall’irruente ed istintiva Tasha Zapata (Audrey Esparza), dal moderato Edgar Reade (Rob Brown) e, ovviamente, da Kurt. Ogni episodio si concentra su un caso, la cui risoluzione si trova proprio in uno dei tatuaggi di Jane, infatti sembra proprio che la donna sia stata offerta per aiutare l’FBI a risolvere casi archiviati e a sventare attacchi terroristici. Il gruppo diventa sempre più affiatato e iniziano a entrare in gioco anche le dinamiche amorose tra i vari personaggi.

Nella seconda stagione si comincia ad avere un quadro più completo su chi sia davvero Jane, inoltre entrano nel cast due personaggi importanti per gli sviluppi della trama: Roman (Luke Mitchell) e Ellen “Shepherd” Briggs (Michelle Hurd). Roman è annoverato tra i cattivi, ma in realtà è un personaggio davvero molto complesso e Luke Mitchell è riuscito sicuramente a renderlo uno dei più amati della serie; l’uomo è legato alla famiglia, ma diviso tra cosa sia giusto e sbagliato, tra l’amore e la morte. Nel corso della seconda stagione, i componenti della squadra speciale dell’FBI dovranno battersi contro l’organizzazione terroristica Sandstorm, capeggiata da Shepherd, e nella terza faranno i conti con la Crawford, un’azienda condotta da un uomo d’affari a capo di una cospirazione criminale.

La quarta stagione, invece, ha come antagonista Madeleine Burke (Mary Elizabeth Mastrantonio), una perfida azionista della società di Crawford che persegue il suo obbiettivo di comandare il popolo americano. Ennis Esmer entra nel cast come regular nei panni del simpaticissimo hacker Rich.com; era già apparso nelle stagioni precedenti, ma solo dalla quarta entra a far parte del team dell’FBI. La quinta stagione vede i ruoli ribaltati, i nostri agenti sono stati cacciati dall’FBI e Madeleine ha il controllo. Il finale, come ho anticipato, è come un palindromo, riprende la situazione iniziale, tutto finisce così come tutto è cominciato, non si può svelare altro se non che è un finale inaspettato e l’happy ending non è contemplato per tutti.

Questa serie mette molto in risalto l’azione, la strategia e la risoluzione degli enigmi, lasciando in secondo piano le relazioni amorose, nonostante ci siano. Oltre ai diversi casi da risolvere, oltre alle antiche faide tra FBI e CIA, si aggiunge anche la vera identità di Jane che porterà scompiglio nella squadra, in quanto Jane in realtà ha dimenticato tutto a causa della ZIP, una droga che porta alla perdita della memoria. Si può dire che questa droga è un po’ il filo conduttore di tutta la serie, perché induce alla morte e dunque Jane dovrà fare una corsa contro il tempo per trovare una cura, mentre i suoi tatuaggi le faranno da guida; va detto che questa droga ritorna nel finale della serie, chiudendo il cerchio. Per chi ama l’azione, gli enigmi e le storie cariche di tensione, ma che non siano troppo pesanti, è sicuramente una serie da non perdere! Blindspot è davvero un punto cieco: la soluzione c’è ma non si vede, è sempre nascosta, è sempre dove l’occhio non riesce a guardare, ti illude di aver capito, quando poi non è mai come sembra. Ammetto che ci sono alcuni buchi di trama, alcune cose non le hanno trattate benissimo o le hanno lasciate in sospeso, eppure riesce a farti appassionare alla trama e ai personaggi.

Voto: 7.5

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