“Welcome to the Blumhouse” – Un benvenuto freddo

La Blumhouse, nota casa di produzione americana, incontra Amazon Prime Video e il risultato è il progetto chiamato “Welcome to the Blumhouse”. Si tratta di otto lungometraggi indipendenti, che usciranno tra il 2020 e il 2021 e che saranno disponibili in streaming sulla piattaforma in questione. Saranno tutti di genere thriller/horror e dalla Blumhouse non potevamo aspettarci di meno. I primi quattro sono già stati rilasciati e questo articolo si propone di analizzarli brevemente, per darvi un’idea generale del progetto e recensire ogni suo tassello.

“THE LIE” – Leggendo l’incipit della trama, che vede una coppia proteggere la figlia al fine di coprire un orrendo crimine da lei commesso, si poteva ben sperare. La presenza della talentuosa Joey King e degli efficaci Mireille Enos e Peter Sarsgaard nel cast, inoltre, avvalorava l’ipotesi di vedere un buon prodotto ma il risultato si rivela al di sotto delle aspettative. Veena Sud scrive e dirige un film abbastanza soporifero, che esce privo di identità concreta, nel suo voler essere tanto un dramma familiare quanto un thriller psicologico. Il ritmo, quasi privo di suspense, non aiuta affatto e le buone interpretazioni non riescono a salvare davvero il prodotto, che riserva qualche sorpresa solo nella parte finale. Anche sui personaggi si poteva lavorare di più. VOTO: 5.5

“BLACK BOX” – Questo secondo lungometraggio ha più fortuna del precedente, senza però raggiungere alte vette qualitative. Ci mette lo zampino anche la fantascienza e assistiamo alla vicenda di Nolan, che cerca di recuperare la memoria in seguito ad un incidente, grazie ad una nuova tecnologia cerebrale. La tensione è leggermente maggiore in alcune scene per questa vicenda che si lascia seguire, dispensando un buon colpo di scena a circa metà film. Il tutto diventa poi prevedibile e standard ma il ritmo è sempre discreto. In questo film diretto da Emmanuel Osei-Kuffour Jr. troviamo anche Phylicia Rashad, nota per essere la signora Robinson. Poteva essere meglio ma è consigliato. VOTO: 6.5

NOCTURNE” – Il progetto trova il suo pezzo migliore proprio con questo film. Pur non essendo niente di originale assistiamo ad una discesa negli inferi, quella della pianista Juliet. Invidiosa della sorella ed entrata in possesso di uno strano quaderno, infatti, la protagonista inizia a vivere un periodo migliore sotto tutti i punti di vista. A voi scoprire a quale prezzo, in questa vicenda inquietante in più di un’occasione. Zu Quirke scrive e dirige, nel cast Sidney Sweeney e Madison Iseman, che se la cavano bene. Ritmo discreto e personaggi non eccelsi ma buoni, uniti alla trama intrigante dal finale d’impatto, elevano questo film rispetto ai precedenti. Promosso. VOTO: 7

“EVIL EYE” – Non poteva che esserci il rovescio della medaglia con questo ultimo film, sicuramente il peggiore tra i quattro trattati. Una madre preoccupata per il nuovo fidanzato della figlia, che potrebbe metterla in pericolo, è l’occasione per annoiare nel modo giusto. La trama, che poteva anche essere interessante, viene gestita nel modo peggiore e un finale più concitato non salva un prodotto piatto e privo del benchè minimo guizzo. La breve durata ha un ritmo decisamente discutibile e sembra che il film insista quasi sempre sulla stessa cosa, al fine di coprire una certa povertà di idee. Sarita Choudhury, per quanto brava, non salva questa fallimentare operazione diretta da Elan e Rajeev Dassani. Evitabile. VOTO: 4

In conclusione, “Welcome to the Blumhouse” offre un benvenuto freddo ai propri spettatori. Soltanto una pellicola su quattro incide davvero mentre, per le altre tre, ci sono idee sfruttate più o meno bene ma dal risultato piuttosto discontinuo o deludente. Non possiamo che sperare che i quattro film rimanenti, attesi per il 2021, offrano maggiore qualità o almeno un’efficace intrattenimento. La Blumhouse, in questa parte di progetto, poteva essere certamente più incisiva.

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