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Ratched, una danza macabra

Ratched è una serie thriller-drammatica distribuita su Netflix dal 18 ottobre 2020. Ideata da Evan Romansky e diretta da Ryan Murphy, la serie si basa sul  celebre romanzo Qualcuno volò sul nido del cuculo di Ken Kesey, pubblicato nel 1962. Il romanzo ha già avuto una sua trasposizione cinematografica, il film omonimo diretto da Miloš Forman nel 1975, che ha portato a casa ben cinque Oscar. La narrazione dell’opera letteraria, ma anche di quella televisiva, è una critica all’istituzione psichiatrica del passato fondata su metodi punitivi e sulla repressione dell’individualità e della diversità. La prima stagione è composta da otto puntate, però, visto il successo che ha riscontrato nel pubblico e il finale sospeso, la serie è stata già rinnovata per una seconda stagione.

Il clima cupo troneggia in tutta la stagione partendo dalla sigla iniziale Danza Macabra op. 40 (Danse macabre), del noto compositore Camille Saint-Saëns. Potrebbe sembrare che la sigla sia distaccata dalla trama, ma in realtà rappresenta l’animo tormentato della protagonista, Mildred Ratched. Il tema del filo rosso mostrato nell’intro è significativo in quanto Mildred è legata al suo passato in modo viscerale e, per questo, staccarsi dalla bambina che era per diventare la donna forte e impertubabile che è adesso le è risultato difficile: il passato torna sempre, anche se tagli prepotentemente il filo rosso del destino.

Mildred è interpretata dalla meravigliosa Sarah Paulson, già conosciuta per i suoi ruoli in American Horror Story e American Crime Story. Il suo personaggio è del tutto enigmatico, compie atti efferati mossa sia dalla compassione che dall’amore. La particolarità? La dolcezza nel suo viso mentre si assicura che il suo avversario non sia più un problema; eppure non riesci ad odiarla o a criticarla, ti lascia letteralmente senza parole per la sua risolutezza e gentilezza. Il pilot inizia con uno spargimento di sangue compiuto dall’altro protagonista della serie, Edmund Tolleson (Finn Wittrock). Entrambi si ritroveranno, in qualità di infermiera la prima e di paziente il secondo, nell’istituto psichiatrico del dottor Hanover (Jon Jon Briones), uno psichiatra visionario che cerca di apportare nuove cure spesso dannose per i pazienti. Infatti, essendo ambientata nel 1947 a Lucia, in California, viene mostrata la pratica della lobotomia e anche quella delle cure mediche inflitte alle pazienti per il “lesbismo”.

La storia di Mildred si intreccia a quella di Edmund e solo nel corso della storia viene svelato in che modo i due sono legati. Inoltre, le vicende dell’infermiera Ratched si legano a quelle degli altri pazienti ed infermieri, in particolare con quelle della caposala Betsy Bucket (Judy Davis), non molto contenta dell’arrivo di Mildred. Anche il passato burrascoso del dottor Hanover torna nel suo presente, mescolandosi al desiderio di vendetta della ricca Lenore Osgood (Sharon Stone) e del figlio Henry Osgood (Brandon Flynn), ex paziente del dottore.

I numerosi flashback ricostruiscono puntata dopo puntata l’intero intreccio narrativo, usando anche la narrativa incorporata, ossia la storia nella storia. A tal proposito, è particolarmente toccante l’uso di questo espediente per raccontare il passato della protagonista, in una sorta di delirio, tra immaginazione e realtà. Un altro personaggio che va menzionato è quello di Gwendolyn Briggs (Cynthia Nixon), donna forte ed indipendente, portavoce del governatore, che ben presto si innamora di Mildred ed entrambe dovranno fare i conti con la società e i pregiudizi che le circondano.

Dalle tinte gotiche, cupe e splatter, la serie ti prende fin da subito facendo maturare nello spettatore il desiderio di scoprire cosa si celi dietro ai vari personaggi e come, appunto, la storia andrà a finire. Vengono affrontati temi importanti quali la pena di morte, l’uso bestiale della sedia elettrica e le innovazioni della medicina, come, ad esempio, l’uso della pratica dell’ipnosi. Le musiche contribuiscono a creare quell’atmosfera inquietante tipica delle serie thriller e i costumi sono perfettamente in linea col periodo storico trattato; anche la sceneggiatura, i dialoghi e le inquadrature sono state realizzate in modo impeccabile. Una serie da non perdere, assolutamente, e con la speranza che questa chicca continui su questa strada…

Voto: 8.5

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