Kingsman – The Secret Service: sa di valere e lo dimostra

Colin Firth è il vero protagonista del film, e che protagonista: l’eleganza e il portamento lo rendono un perfetto gentleman, la sua finezza traspare da ogni minimo gesto, incarna perfettamente il motto dei Kingsman: 《i modi distinguono l’uomo》.
Nella storia del cinema si sono visti mentori di ogni genere, da Miyagi nella saga “Karate Kid” a Rocky Balboa in “Creed – Nato per combattere” e “Creed 2“, ma nessuno ha mai avuto tanta classe combinata ad uno stile di combattimento così eccelso, che lo rendono un uomo signorile ma che sa usare le maniere forti quando serve, vanno fatti quindi i complimenti all’attore che ha regalato davvero un’ottima interpretazione del personaggio.

Mark Strong all’inizio sembra essere un volto fin troppo illustre per un personaggio secondario che si vede molto poco, man mano però acquisisce importanza, a causa di alcuni risvolti imprevedibili della trama, divenendo di fatto l’aiuto dall’esterno per il giovane Egerton. L’attore riesce a rendere antipatico il suo personaggio in prima battuta, sia per i modi sgarbati che per l’espressione impassibile, che lo rende più proteso a dar torto che ragione a chiunque; con il passare del tempo si ammorbidisce, anche a causa dei tragici eventi che si susseguono nel corso del film, e si scopre un buon compagno di squadra, l’aiutante di cui si ha sempre bisogno nei momenti decisivi. Alla fine dei conti non si può considerare la sua presenza indimenticabile, impreziosisce la pellicola dando il suo contributo, in fondo i riflettori non sono puntati su di lui, è anche giusto così.

Samuel L. Jackson è un villain atipico, risulta interessante il modo in cui è stato costruito il suo personaggio: la scelta dell’attore di attribuirgli il sigmatismo (zeppola o “S” moscia che dir si voglia), per renderlo simile ai famosi villain inglesi dei film di spionaggio americani, si rivela vincente, in questo modo non fa mai davvero paura, anzi le sue battute, anche nei momenti più seri, lo rendono più simile a una macchietta, come lo è stato il Joker di Jack Nicholson nel film “Batman“. C’è solo un gesto che compie in cui dimostra che va preso più seriamente, nonostante poco dopo se ne penta perché è stato costretto a farlo, dato che lui non ama la vista del sangue. Fortunatamente il film risulta una commedia non solo per la sua presenza, altrimenti sarebbe stata piuttosto discutibile la scelta di creare un villain di questo tipo, per nulla credibile se i toni fossero stati più seri, a dire il vero è voluto che sia così proprio per i motivi detti precedentemente, ovvero per omaggiare i film più famosi appartenenti alla saga di James Bond.

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