Shutter Island: l’inganno perfetto

Attori

Leonardo DiCaprio nei panni di Edward Daniels trova la sua massima espressione: sfoggia tutte le sue eccellenti doti, regalando così una prestazione superba come suo solito, capace di oscurare alla lunga quelle degli altri attori, portando lo spetattore a entrare in empatia con lui. Più si va avanti nella visone, più ha la possibilità di mostrare alcuni aspetti recitativi che lo rendono iconico, come gli sfoghi di rabbia, i tic nervosi o lo sguardo da pazzo, elementi essenziali per un film di questo genere, con un ruolo che pare essere stato scritto su misura per lui, o che forse è stato semplicemente bravo a render suo, in ogni caso rappresenta un altro passo in avanti nella ricerca del suo primo Oscar, che otterrà qualche anno più tardi.

Mark Ruffalo, ovvero l’agente Chuck Aule, rappresenta una spalla perfetta, segue il suo collega come un’ombra, assecondandolo spesso; l’attore mantiene costante il suo sguardo sospettoso per tutto il tempo, rendendolo credibile nelle vesti di agente dell’FBI. È il primo personaggio che mette una pulce nell’orecchio del protagonista per quanto riguarda le stranezze sull’isola, insinuando il dubbio che non sia casuale la loro presenza lì, in paticolare quella del collega, elemento che assume molta importanza ai fini della storia.

Michelle Williams, che dà il volto a Dolores Chanal, assomiglia ad un angelo, sia per il contesto in cui appare, sia per la purezza e dolcezza del suo viso, che rendono le sue apparizioni un dolce sogno non solo per il marito, ma anche per lo spetattore, anche se la realtà ci dimostrerà che le cose non stanno esattamente così.

Ben Kingsley come primario dell’istituto psichiatrico ha il merito di riuscire a farsi detestare dallo spettatore non tanto per la sua gentilezza a volte stucchevole, quanto per la sua espressione impassibile, come se nulla possa scalfirlo minimamente, il suo sguardo e i suoi silenzi lasciano intendere che sappia molto di più di quanto non dica.

Montaggio

Gli effetti speciali non sono una delle colonne portanti del film, al contrario lo è l’uso delle luci: le visioni che ha il protagonista della moglie morta consentono a una persona esterna di poterla vedere come un’anima pura, una luce in mezzo al buio che lo anima e sembra condurlo sulla strada che lo porterà a trovare l’assassino della donna; inoltre, la scelta di girare le scene con pochissima luce alimenta il clima pesante del film, incentivando un sentimento di ansia generale per i tratti oscuri della storia, rendendolo a tutti gli effetti un thriller psicologico intricato già solo nell’aspetto, oltre che nella forma.

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