Shutter Island: l’inganno perfetto

Regia

Alla regia troviamo il leggendario Martin Scorsese, ciò induce lo spettatore a pensare che si veda la sua mano nella realizzazione della pellicola, questo però potrebbe rivelarsi un pessimo modo per approcciarsi al film: il regista non impone la propria visione della vicenda, si limita ad esaltarne la trama senza interferire con il corso degli eventi, rievocando il più possibile i tratti del cinema noir. Analizzando il profilo del protagonista si possono notare alcuni elementi tipici della filmografia di Scorsese, come ad esempio il modo di rapportarsi con le proprie colpe.

Il ritmo della narrazione non è corretto definirlo incalzante, infatti l’inizio è in sordina, poi il passo diventa sempre più spedito, come fosse un diesel, mantenendo intatta l’attenzione di chi osserva il caso per cercare di capire quale possa essere la soluzione all’enigma.

Per consentire allo spettatore di immergersi a fondo nella storia, il regista espone i fatti nella maniera più chiara e naturale possibile, senza limitarsi a semplici e scarne informazioni, nonostante ciò riesce a insinuare il dubbio che ci sia sempre qualcosa di più in fondo a questa storia, che non viene detto volutamente per coprire la verità sulla vicenda, portando lo spetattore ad avere un brutto presagio per tutta la durata del film.

Sceneggiatura

La trama segue il percorso di una spirale: tutto inizia con un caso strano sin dal principio, per poi scavare nel recente passato dell’agente Edward Daniels, mettendo sempre più in luce aspetti della sua vita che riaffiorano durante le indagini, fino a culminare con l’amara verità che giace nell’abisso più profondo di quella che è la sofferta storia che si nasconde dietro il suo personaggio. Si respira un’aria di mistero sin dalle prime battute del film, i dubbi del protagonista sulla vicenda diventano quelli dello spettatore, i quali minano pian piano sia le certezze che lo stesso protagonista ha sul fatto che l’isola sia quel che sembra, sia quelle dello spettatore, il quale comincia a chiedersi se le informazioni in suo possesso siano opinabili o meno. Il finale del film è da brividi, sia per il messaggio potente che consegna, sia per la tristezza che lo avvolge, sentimento che nasce spontaneo una volta che si è venuti a conoscenza dei fatti.

I dialoghi tra i due agenti sembrano quelli tra due uomini che si sono trovati sulla stessa barca, cosa che curiosamente accade realmente all’inizio del film, motivo per il quale collaborare risulta l’unica via per uscirne vivi da quella situazione; DiCaprio e Ruffalo manifestano una buona intesa sul set, con il primo che si adopera per trovare quello che non quadra e il secondo che lo assiste. I dialoghi tra DiCaprio e Kingsley invece si possono definire intensi: l’ostilità tra i due sembra veramente reale, la tensione sale ogni volta che si incontrano, si ha l’idea che DiCaprio possa sbottare da un momento all’altro, con Kingsley che risulta infido e bugiardo a pelle, nonostante il suo finto garbo che manifesta a più riprese.

Altro elemento cardine della pellicola sono le visioni che ha il protagonista della moglie, momenti nei quali lei lo rapisce dalla realtà, in cui lui finisce per mettersi a nudo davanti alla moglie spontaneamente, sintomo del forte legame che c’era tra i due, non si può quindi non apprezzare la complicità tra i due grandissimi attori.

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