Good Trouble – i problemi sono appena cominciati

Il 2 aprile si è conclusa la prima stagione di Good Trouble, la serie spin off di The Fosters.

Realizzata da Joanna Johnson, Bradley Bredeweg e Peter Paige, Good Trouble è andata in onda sulla rete Freeform a partire dall’8 gennaio per un totale di tredici episodi che hanno ottenuto valutazioni altissime dalla critica e superato ampiamente il mezzo milione di spettatori per episodio.

Le vicende dello show si concentrano su Callie (Maia Mitchell) e Mariana (Cierra Ramirez) a pochi anni di distanza dalla fine della serie dedicata alla loro famiglia. Callie si è laureata in legge e Mariana in ingegneria informatica ed è tempo per loro di diventare indipendenti.

Le sorelle Adams Foster si sono trasferite a Los Angeles, dove hanno trovato lavoro, e Mariana ha affittato per loro una stanza nella Coterie, una comune in cui fanno la conoscenza dei personaggi le cui vicende si intrecceranno alle loro.

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I problemi iniziano sin dal primo episodio, quando l’irrequieta Callie mette gli occhi sul bel Gael (Tommy Martinez), iniziando con lui una relazione non convenzionale. Il ragazzo, infatti, è apertamente bisessuale e non esclusivo.

Il ruolo di Gael è stato accolto con entusiasmo dai membri B della comunità LGBT+ americana, abituati ad anni di cancellazione sistematica. Nelle scorse settimane Tommy Martinez e Sherry Cola (che interpreta Alice Kwan, la responsabile della Coterie) sono stati protagonisti di un video divulgativo in cui spiegano cos’è la bisessualità e affrontano alcuni luoghi comuni sulle persone B. [qui]

Naturalmente i problemi di Callie non finiscono qui: come praticante presso il giudice Wilson (intepretato da Roger Bart), le viene affidato il compito di istruire il controverso caso dell’uccisione di Jamal Thompson, un ragazzo afro-americano, a cui la polizia ha sparato a sangue freddo. La violenza della polizia, in particolare contro le persone di colore, è cosa nota, ma la posizione di Callie si complica quando scopre che Malika (Zuri Adele), una delle sue coinquiline alla Coterie, è un’attiva sostenitrice della madre di Jamal.

Dal canto suo, Mariana viene impiegata alla Speckulate, una società di sviluppo informatico. Da prima della classe si ritrova ad essere l’ultima arrivata in una realtà composta quasi interamente da maschi bianchi. Il suo inserimento lavorativo è osteggiato sin dal primo momento dal responsabile del suo team, e Mariana dovrà fare i conti con misoginia e razzismo, sebbene non mancheranno anche per lei i momenti piacevoli: in un episodio si ritroverà a “sperimentare” un rapporto a tre del tutto imprevisto.

Secondo Joanna Johnson, infatti, i millenials sono molto più fluidi e più aperti alla sperimentazione ed è intenzione degli autori mostrare questi aspetti della sessualità delle nuove generazioni con l’intenzione di normalizzarne l’idea.

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A completare il quadro dei personaggi che si muovono nella nuova vita quotidiana delle ragazze, una nuova e variegata famiglia di elezione, troviamo Davia (Emma Hunton), un’insegnante che ha una relazione con un uomo sposato, e Dennis (Josh Pence), un uomo maturo che vive nella Coterie dopo essersi separato dalla moglie in seguito alla morte di loro figlio.

Gradite visite alla Coterie per tutti i fan di The Fosters sono le visite dei fratelli e delle madri di Callie e Mariana: Stef (Teri Polo) e Lena (Sherri Saum), da perfette mamme, non hanno mancato di fare visita alle figlie per verificare dove le loro ragazze vivono e chi frequentano, mentre Jude (Hayden Byerly), Jesus (Noah Centineo) e Brandon (David Lambert) sono comparsi come guest star dando l’idea che la vita dei membri della famiglia Adams Foster continui.

A febbraio la rete ha confermato lo show per la seconda stagione, la cui prima puntata andrà in onda il 18 giugno. Non ci resta che aspettare e vedere se le avventure di Callie e Mariana continueranno a prenderci in contropiede grazie alle scelte di montaggio che hanno caratterizzato questa prima stagione incontrando un deciso gradimento negli spettatori.

Sempre Joanna Johnson ha dichiarato che la scelta di mostrare i personaggi in una determinata situazione e raccontare poi come ci sono arrivati attraverso dei flashback serve a mantenere alta l’attenzione degli spettatori che sono portati a domandarsi “come ci sono arrivati?” anziché il canonico “cosa succederà?”.

Insomma, anche questa volta gli autori hanno voluto rompere gli schemi e dare qualcosa di nuovo e al passo coi tempi ai telespettatori di Freeform.

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