I gotta say what’s on my mind. Psicologi nelle serie tv

Tempo fa mentre conducevo un programma di orientamento scolastico, ho avuto modo di vedere come spesso gli adolescenti scelgono di prendere un indirizzo universitario per svolgere il lavoro dei protagonisti dei telefilm che li hanno ispirati. Ricordo una ragazza di un liceo classico che voleva prendere ingegneria informatica all’università per seguire le orme di Felicity di Arrow, e di essermi chiesto chi potesse essere di ispirazione nel fare il mio di lavoro. Nel mondo dei telefilm spesso si parla di psicologia, psichiatria e di scienze umanistiche, ma quali sono poi davvero vicini a quella che è la realtà di chi svolge la professione? Eccone alcuni esempi.

Patrick Jane, il protagonista di The Mentalist, fa da consulente al Californian Bureau of investigation e ha la dote del mentalista.  Patrick è un uomo solare, distinto e ama gli animali, risolve i casi della polizia riuscendo a cogliere dettagli che nessuno riesce a scorgere. Riesce ad entrare in strati della psiche che sono di raro accesso alla gente comune e questo gli permette di essere sempre attento ai dettagli e a scorgere sfumature davvero profonde. Una conoscenza che, se da una parte è esaltante, diventa un’arma a doppio taglio quando si confronta con il suo nemico John il rosso. Una serie che può essere una vera bibbia per chi ama la psicologia, ma non so quanto mi sentirei a mio agio a confrontarmi con un analista che potrebbe anticipare i miei bisogni.

Cal Lightman, il protagonista di Lie to me, è un esperto del linguaggio non verbale, ha il compito di scoprire la verità attraverso lo studio del volto, della voce e della postura della gente. Anche lui ha messo il suo talento a disposizione della polizia, che aiuta a risolvere diversi casi, al punto da formare un suo team di esperti. Anche per lui però tutto questo sapere ha un’accezione negativa, il sapere che la gente mente, quando mente e perché mente, non sempre rende facile vivere. Un’ottima serie incentrata su un tipo di psicologia cognitiva ben presentata.

Karen Kim, una delle protagoniste di Mistresses, è una brillante psichiatra di origini coreane immigrata negli Stati Uniti. Attinge alla sua esperienza personale per diventare una pioniera nel lavoro con le comunità immigrate di Los Angeles. Dolce, determinata e fragile allo stesso tempo, ha avuto in passato una relazione con un suo paziente e la sua morte sembra tormentarla nonostante sia considerata una delle migliori psichiatre della città. In questa serie l’aspetto psicologico non viene esplorato molto negli intrecci sentimentali e narrativi della serie, ma inizia a sdoganare la figura degli analisti al grande pubblico.

Phoebe Halliwell, anche se non viene esaltata questa sua connotazione, è una psicologa. Lo diventa nel corso del tempo, per difendere il giornale per cui scrive e la sua rubrica da una querela. Non esercita la professione nel senso stretto del termine, si limita a gestire la rubrica dei consigli del giornale, dimostrando una freschezza e una genuinità che tendono a perdersi nel corso dell’esercizio della professione. Solare, spigliata e in continua evoluzione di suo, ha il potere della premonizione e dell’empatia. Caratteristiche importanti per chi vuole svolgere questo lavoro e che lasciano spazio ad un approccio alla psicologia più bio energetica.

Linda Martin, la psicologa di Lucifer, ovvero la psicologa del diavolo. Leale, preparata e profondamente etica. All’inizio si lascia tentare dall’infernale protagonista e ci finisce a letto. Quando si rende conto che il rapporto lavorativo sta portando Lucifer a cambiare, si distacca mantenendo con lui un rapporto professionale e di affetto ma che non mini il lavoro svolto. Fa un po’ fatica a credere alla vera natura di Lucifer, crede che parli per metafore di sè e della sua famiglia. A parer mio, uno dei personaggi meglio riusciti nel contesto della psicologia, connubio perfetto tra razionalità e brio. Un’ispirazione.

Nelle serie tv però, per parlare di psicologia, sembra essere necessario, raccontare le storie di assassini e serial killer e negli ultimi anni molti telefilm hanno parlato di questo.

Dexter, fotografo della scena del crimine di giorno e serial killer di notte. Figlio adottivo di un agente di polizia e con forti disturbi di personalità, viene incanalato dal padre a riversare le sue attenzioni verso chi sfugge alla giustizia. Non uccide poveri innocenti ma segue un codice che lo porta ad eliminare gli assassini scampati alla cattura della polizia.

Hannibal Lecter, protagonista di film e romanzi, è anche il protagonista di una serie televisiva recente che lo vede giovane e studente, collaborare alla ricerca delle strutture psichiche e mentali per risolvere casi della polizia e a prevenirne altri. Una serie molto particolare che descrive alcune delle turbe mentali più frequenti nella popolazione clinica patologica ma che dà una sterzata verso l’horror.

Oliver Thredson, lo psichiatra di American Horror Story Asylum, chiamato a Briarcliffe per stabilire se Kit è sano di mente o da giustiziare. Attraverso questo personaggio vengono mostrate alcune pratiche psichiatriche molto simili alla tortura ma che negli anni 50-60 erano purtroppo in vigore nei manicomi. Crudele, manipolatore, e con disturbi psichiatrici a sua volta si scoprirà essere uno spietato assassino.

Un’altra serie in cui la psicologia ha un ruolo determinante è Bates Motel, liberamente ispirata a Psyco di Hitchcock. Una serie originale in cui troviamo i protagonisti del giallo, ringiovaniti e traslati nel tempo ai giorni nostri. Troviamo infatti Norman Bates, diciassettenne che inizia a mostrare i segni del rapporto morboso con sua madre Norma.

E come non parlare di Criminal Minds, serie poliziesca su una squadra di profiler del FBI che cercano di individuare assassini e potenziali vittime dalle dinamiche degli omicidi svolti. Qui ovviamente l’apparato psicologico viene prestato alla criminologia, alle teorie di Lombroso e alla letteratura tipicamente psichiatrica.

E se in campo di telefilm internazionali, le produzioni sono queste, dall’italia abbiamo alcune chicche non da poco.

Lo straordinario Sergio Castellitto interpreta il dottor Giovanni Mari, che dal lunedì al giovedì ospita i suoi pazienti che tratta principalmente come psicanalista, e il venerdì e lui stesso a trasformarsi in paziente, facendosi supervisionare dalla sua vecchia amica Anna. La serie si chiama In treatment ed è ispirata alla omonima serie americana. Una vera chicca della tv italiana che può essere presa anche puntata dopo puntata come un valido esercizio di video modeling. E tra tutti i personaggi descritti, il dottor Mari è quello che si avvicina di più alla realtà.

Sento doveroso però a onor del vero, citare anche altri due personaggi che hanno saputo portare un’impronta positiva della professione al pubblico. Carlotta Natoli Interpreta la dottoressa Angela Rivalta in Distretto di polizia. Un personaggio forte, positivo, che muore letteralmente per aiutare i suoi pazienti e Claudia Pandolfi che interpreta la psicologa Claudia Munari in Il tredicesimo Apostolo. Mentre la dottoressa Rivalta spicca per il suo lato emotivo e umano, la Munari fortemente atea e razionale vacillerà nel cercare di trovare una spiegazione scientifica ai casi paranormali che dovrà risolvere con Gabriel ( Claudio Gioè )

Insomma personaggi complessi, affascinanti, in grado di fare da spartiacque nelle vite che raccontano. Non si può raccontare la loro storia se non attraverso la storia dei loro pazienti, di quello che hanno vissuto, di come lo hanno vissuto e di come lo hanno elaborato. Hanno saputo spiegare che non occorre essere pazzi per rivolgersi ad un professionista della psiche, e che a volte chiedere aiuto, può essere di vitale importanza. Hanno saputo insegnare che spesso la parte importante della storia, non è in ciò che viene detto, ma è soprattutto nei silenzi, nelle pause, nelle interruzioni. E voi a chi affidereste il vostro vissuto?

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