The Fosters – troppo scomoda per la TV italiana

Non vedremo mai The Fosters in Italia, e già questo sarebbe un buon motivo per cercarne gli episodi online. Si possono trovare sottotitolati in italiano, quindi non esiste davvero una buona scusa per non guardare questa serie TV andata in onda sul canale Freeform (ex ABC Family) dal 2013 al 2018 per cinque stagioni e 104 episodi.

Per chiarire il successo che ha avuto questa serie dico subito che a breve inizierà uno spin-off: Good Trouble che, con un salto temporale di cinque anni, tornerà a seguire le vicende di parte dei personaggi ma che vedrà la partecipazione di tutti gli altri nel corso degli episodi.

The Fosters ha collezionato numerose nomination a vari premi televisivi, aggiudicandosi un Teen Choice Award, due GLAAD Media Award e un TCA Award, e nonostante gli inviti a boicottare la serie dell’associazione conservatrice One Million Moms, una delle ramificazioni dell’American Family Association, che ha condannato Jennifer Lopez, produttore esecutivo dello spettacolo, e la rete per aver messo in scena una trama che aveva già incontrato numerosi scetticismi nell’ambiente di Hollywood, l’episodio pilota è stato visto da 1,42 milioni di spettatori.

Gli autori, Bradley Bredeweg e Peter Paige (Emmett Honeycutt di Queer as Folk), hanno attinto alle esperienze personali e dei loro amici per mettere in scena una storia che ha più a che vedere con la vita reale che con la fiction, presentando una famiglia americana moderna e colmando un vuoto nella rappresentazione delle donne che crescono una famiglia.

La bionda Stefanie Adams Foster (Teri Polo), poliziotta, e la mulatta Lena Adams Foster (Sherri Saum), vicepreside di una scuola di San Diego sono una coppia lesbica con tre figli: Brandon (David Lambert), figlio naturale di Stef e del suo ex marito e collega Mike (Danny Nucci) e i gemelli ispanici Mariana (Cierra Ramirez) e Jesus (Jake T. Austin stagioni 1–2, Noah Centineo dalla 3ª stagione in poi), adottati quando erano ancora bambini.

Nel primo episodio i servizi sociali affidano alle due donne una ragazza problematica: Callie (Maia Mitchell). Le signore Adams-Foster non immaginano nemmeno quanto Callie movimenterà la loro esistenza: la ragazza è appena uscita dal riformatorio, dove è finita per un’aggressione ai danni del padre affidatario, e già al termine della prima puntata sta scappando di casa.

Callie ha un fratello minore, Jude (Hayden Byerly), vittima del padre affidatario che lo picchia perché gay, e quando Stef si rende conto della situazione le donne decidono di chiedere l’affidamento anche del ragazzino.

CIERRA RAMIREZ, DAVID LAMBERT, JAKE T. AUSTIN, TERI POLO, SHERRI SAUM, HAYDEN BYERLY, MAIA MITCHELL

È facile immaginare che con cinque figli adolescenti la vita quotidiana della famiglia non sia esattamente tranquilla, ma ad agitare perennemente le acque ci pensano Mariana e Callie: la prima alla ricerca della madre naturale, la seconda sempre pronta a mettersi in qualche guaio per aiutare qualcuno, ed è così che lo show dipinge la società americana, un quadro che denuncia le inadeguatezze del sistema sociosanitario, che mette in mostra la lotta per la salvaguardia dei diritti delle minoranze, che non ha paura di puntare il dito sulla tragedia dei dreamers, i figli americani degli immigrati clandestini, sulla speculazione nel sistema scolastico, sulle case famiglia e i molti problemi del sistema di affido, sui genitori naturali e adottivi, sul percorso di emancipazione, e sulle difficoltà di far convivere ragazzi che vengono da realtà diverse. The Fosters però non si è fermato a questo.

Particolarmente apprezzato dalla comunità LGBT+ americana è stato l’inserimento dell’attore transessuale Elliot Fletcher nel ruolo di Aaron Backer, studente di legge che inizia una relazione sentimentale con Callie. Il suo non è l’unico personaggio attraverso il quale lo show dà visibilità ai personaggi trangender: nella casa famiglia Girls United, Callie stringe amicizia con un ragazzo FtM che acquista ormoni da uno spacciatore arrivando a rischiare la vita nell’estenuante attesa che il sistema lo inserisca in un contesto a lui più congeniale e gli permetta di iniziare il percorso di transizione. Tra le ospiti ci sono anche una ragazza madre, una tossicodipendente e una prostituta a causa della quale Callie viene rapita.

A proposito dell’arco narrativo che vede Callie nella casa famiglia vanno segnalate due cose: Rita, la responsabile di Girls United è interpretata da Rosie O’Donnel, nota attrice, conduttrice e autrice televisiva, e attivista per i diritti delle persone LGBT+. La O’Donnel, presente in quindici episodi dello show, è solo una delle numerose guest star che si avvicendano nel corso degli episodi.

Inoltre, alle ragazze della casa famiglia lo show ha dedicato una mini serie web dal titolo The Fosters: Girls United pubblicata sul canale YouTube di ABC Family il 3 febbraio 2014. La serie, composta da cinque episodi dalla durata di 3/5 minuti l’uno venne trasmessa dopo un episodio della serie regolare per integrare le vicende raccontate all’inizio della seconda parte della prima stagione dello show.

Un plot coraggioso, dunque, che affronta temi scomodi puntando sempre sull’integrazione, sull’accoglienza del diverso e sulla solidità di una famiglia che è tutto tranne che tradizionale. Una serie scomoda in un contesto politico chiuso e ostile che ha però saputo far breccia nel cuore degli spettatori di diverse fasce d’età grazie a un sapiente equilibrio tra le vicende dei figli e quelle dei genitori. Unica pecca, a parere di chi scrive, aver voluto mantenere quel buonismo da serie TV per cui quasi ogni problema si risolve nel migliore dei modi. 

Ora non resta che aspettare l’inizio di Good Trouble, l’8 gennaio 2019. La prima stagione, della durata di tredici episodi seguirà le vicende di Callie e Mariana a Los Angeles.

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