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Lip Service – ritorno alle origini

Sebbene Showtime avesse addotto, tra le motivazioni della cancellazione di Queer as Folk, il non voler essere legata unicamente alle produzioni di stampo LGBT, nel 2004 aveva dato il via a The L Word, e continuò a produrla fino al 2009.

Tanto per la cronaca, nel luglio 2017 Showtime ha ufficialmente annunciato che ai settanta episodi, suddivisi in sei stagioni, verrà dato un seguito, e quindi The L Word si aggiungerà alla lunga lista di serie TV che sono state rilanciate negli ultimi anni. 

The L Word, sulla falsariga di Queer as Folk, ha per protagonista un gruppo di donne lesbiche. La serie, ambientata a West Hollywood fu in realtà girata a Vancouver e, nonostante la pochezza delle trame e la vacuità dei personaggi – o forse proprio per questo – ebbe successo e venne trasmessa anche in Italia, prima da La7 e poi da Sky.

Se da un lato va reso merito a questa serie di aver finalmente parlato di donne omosessuali e di aver introdotto argomenti ancora poco visibili in TV come bisessualità e transessualità, va però detto che lo fece con notevole superficialità. Del resto se il New York Times definì lo spettacolo “una fantasia saffica di Playboy”, più interessato a mostrare gli appetiti sessuali delle donne lesbiche che a presentare le sfaccettature del mondo gay, la co-produttrice Ilene Chaiken affermò di non avere alcuna intenzione politica o sociale nella realizzazione di un prodotto di intrattenimento.

Proprio nel 2009, alla fine di The L Word, iniziarono le riprese di Lip Service, serie inglese che ha per protagoniste alcune giovani lesbiche. È quasi un ritorno alle origini, il percorso inverso fatto da Queer as Folk un decennio prima.

Lip Service debuttò sul canale BBC Three il 12 ottobre 2010 e andò in onda per due stagioni da sei episodi l’una, dopo di che la serie venne cancellata senza dare alcuna spiegazione ai fan. La notizia venne data dalla creatrice dello spettacolo, Harriet Braun (Mistresses, Hotel Babylon), nel gennaio 2013.

Il primo episodio ottenne uno share di 4,4%, superando i 580.000 spettatori e divise in due la critica: da una parte Claudia Cahalane del Guardian lo definì “estremamente significativo” per la normalizzazione delle relazioni lesbiche e bisessuali, e riconobbe che Lip Service stava rendendo un “ottimo servizio alle lesbiche britanniche”, sebbene non fossero rappresentati tutti i sottotipi della cultura lesbica non essendo presenti donne più mascoline, le butch.

Per contro, Keith Watson sulle pagine di Metro accusò la serie di includere personaggi gay stereotipati (lipstick e femme) per soddisfare la “quota di diversità” della BBC. Non si risparmiò nemmeno Amol Rajan, sull’Indipendent, definendo il primo episodio noioso, vuoto, banale, immaturo e irrealistico.

Ciò nonostante, e sebbene sia meno noto, Lip Service è probabilmente il miglior prodotto televisivo che abbia al centro il mondo gay al femminile.

La serie, immotivatamente privata di alcune scene (sorte toccata pure ai due Queer as Folk), andò in onda anche in Italia a partire dal 2011 su Fox Life. Successivamente fu trasmessa in chiaro su Rai4 dal 2013, in fascia notturna.

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La vicenda, ambientata e girata a Glasgow, inizia col ritorno in città di Frankie (l’attrice lituana Ruta Gedmintas), fotografa irrequieta e dall’animo tormentato, bisessuale e ancora innamorata della sua ex, ma refrattaria ai legami stabili e anche alla monogamia, ma ben presto si tinge di giallo, quando Frankie scopre di non essere chi ha sempre creduto di essere: la vera Frankie è infatti morta da bambina.

La decisione della donna di rimanere a Glasgow per scoprire la propria vera identità getta nello scompiglio la vita della sua ex, Cat (Laura Fraser), che ha appena iniziato una nuova relazione con il commissario di polizia Samantha (Heather Peace), ma che non ha mai smesso di amare Frankie.

Alle loro vicende si intrecciano quelle dell’amica Tess (Fiona Button), attrice poco fortunata che sembra attirare solo le donne sbagliate, di Ed (James Anthony Pearson), fratello di Cat e aspirante scrittore innamorato di Tess, di Jay (Emun Elliott), irresponsabile collega di Cat e amante occasionale di Frankie, e ancora della dottoressa Lexy (Anna Skellern) e dell’affascinante ma poco raccomandabile Sadie (Natasha O’Keeffe).

Lo show subisce un brusco cambio di rotta a metà della seconda stagione con l’uscita di scena di Frankie e Cat, riservando gli ultimi episodi alla risoluzione delle trame secondarie legate agli altri personaggi.

La sceneggiatrice, Harriet Braun, dichiarò al Guardian di essersi ispirata alle proprie esperienze personali e a quelle delle sue amiche e di aver voluto realizzare una fiction sexy, divertente e irriverente che mostrasse cosa significhi essere una giovane donna lesbica nell’Inghilterra di oggi.

Quel che è certo è che, secondo la critica, Lip Service testimonia la tendenza della tv pubblica inglese dell’ultimo decennio ad adeguare i propri modelli estetici e narrativi al modello produttivo delle pay-tv americane. 

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